Ultimo numero · ottobre 2026
Parte di voi, scritta da voi, per voi.
Racconti curati da una redazione che li accompagna dall’editing alla promozione. Il nuovo numero è qui: scaricalo gratis e leggilo dove vuoi.
Call aperta · scade il 15 Novembre 2026
Call di Natale: cerchiamo racconti e illustratori
Tema: Natale. Genere libero, massimo 15.000 battute spazi inclusi. Cerchiamo anche illustratori e illustratrici per la copertina del numero.
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I numeri
Tocca una copertina per vedere i racconti e scaricare il PDF. Tutti i numeri sono gratuiti.

ottobre 2026 · 34 pagine
Numero 4
Quattro racconti inediti e le “Pillole di Arte & Letteratura”.
Tocca un titolo per leggere le prime righe del racconto.
Ventilazione branchiale
3Lorenzo MarelliIl mondo visto da una bambina, tra un acquario, un aspirapolvere e i discorsi dei grandi dietro la porta.
Leggi l’inizio e i commentiPapà dice che devo tenere pulita la mia camera se voglio tenere lontani i mostri che mi spaventano di notte quando non riesco a dormire. E anche la mamma è d’accordo con lui e allora io penso che sia vero perché loro di solito non sono mai d’accordo su niente. Quindi srotolo il filo e accendo l’aspirapolvere, mamma e papà sono di là, dietro la porta, che discutono, non litigano. Litigare è quando due persone vogliono smettere di parlarsi mentre discutere è quando parlano per risolvere dei problemi. Così hanno detto, ed erano di nuovo d’accordo quindi io ci ho creduto.
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Ciò che non dovrebbe esistere
6Luca LibanoreIn una valle di montagna, un figlio cerca il fiore che suo padre non ha mai smesso di inseguire.
Leggi l’inizio e i commentiUna lacrima scivola lungo il viso di Luca e si ferma all’angolo della bocca. Si sfila gli occhiali e si passa il fazzoletto sulle palpebre. Sul monitor pulsa l’avviso di una nuova e-mail. Nel palmo, il quaderno di suo padre pesa come se avesse assorbito gli anni.
Luca solleva la copertina. Un fruscio secco rompe il silenzio. Il bordo della camicia gli tira sul petto; apre un bottone prima di chinarsi sul quaderno. Dalla prima pagina risale una grafia inclinata: La mia ricerca del fiore di felce. Appunti sparsi del prof. Giovanni Storero, ricercatore di Botanica presso l’Università degli Studi di Torino.
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L’Estrattrice
14Simona FiglioliniElena sa entrare nei ricordi altrui, finché un cliente le chiede di estrarne uno che non è suo.
Leggi l’inizio e i commentiLa cosa che Elena Voss sapeva fare meglio era sparire.
Non come i maghi a teatro, anche se ci aveva pensato, qualche anno prima, durante un periodo che non raccontava a nessuno.
Sapeva rendersi invisibile: nessuna targa sullo studio, nessun citofono col suo nome, nessun profilo su nessuna piattaforma.
Due numeri di telefono, entrambi intestati a società che non esistevano più. Un canale di prenotazione cifrato a cui accedevano solo i clienti che sapevano già cosa cercare. Eppure, ogni martedì mattina andava al mercato di rue des Ormes, e Rashid la riconosceva da lontano.
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Quel che ho donato
26Giulio Di DonatoUna confessione che parte dai banchi di scuola e non smette di tornare.
Leggi l’inizio e i commentiLucio Sarx era un bravo ragazzo. Lucio Sarx era quel tipo di ragazzo che quando lo chiudevi a chiave in palestra e decidevi di fare un bel falò con i suoi vestiti, si preoccupava in anticipo che le finestre degli spogliatoi fossero aperte così che non suonasse l’allarme antincendio.
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marzo 2026 · 33 pagine
Numero 3
Sei racconti, per la prima volta con due illustrazioni tratte dalle storie.
Tocca un titolo per leggere le prime righe del racconto.
Rimpianto
3Sofia Turchetto, 12 anniUn giovane demone, mandato sulla Terra a cercare un compagno scomparso, affronta la paura che lo insegue da novant’anni.
Leggi l’inizio e i commentiDove vivevo io c’era sempre stata la stessa routine: uccidi, mangia, festeggia. Tutti i giorni, tutto il giorno, fino all’eternità. Mi piaceva farlo, era il mio modo di sfogare la rabbia dopo che i miei fratelli avevano lasciato il nostro mondo per diventare umani e seguire un sogno disperato: l’amore. Nella mia vita non c’era spazio per tali cavolate, come nella vita di tutti gli altri veri demoni. A noi importa solo di una cosa: sopravvivere. E se significasse far estinguere gli umani non ci importerebbe, saremmo comunque disposti a tutto per tenerci vivi.
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Gli assuefatti della nuova razza
9Riccardo ValoriUn professore universitario, schiacciato dal senso di colpa, trasforma una tesi di laurea in un tribunale personale.
Leggi l’inizio e i commentiNon possiedo un sufficiente quantitativo di amici neri.
Quale numero indica la sufficienza?
Il numero uno.
Filippo Rosso, Appunti critici sul senso di colpa occidentale
Penso: “Di questi tempi, l’uomo bianco è quotidianamente portato al tribunale dei crimini commessi dai propri padri – ma è giusto che sia così. Il teatro greco, la tragedia, non è altro che questo: figli che scontano le pene che avrebbero invece dovuto scontare i loro genitori. È naturale: è necessario.
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Breve storia di un attentato
14Francesco Di FrattaUna tartaruga passa l’inverno a preparare la sua vendetta contro l’umano che le porta via i fiori.
Leggi l’inizio e i commentiSono due primavere che mi aggiro indistintamente tra l’erba alta e rigogliosa del piccolo giardino in cui mi hanno confinata. Sono sempre da sola ma dopotutto a me va bene così. Alle tartarughe piace stare in solitudine. O almeno credo.
Ho sempre piante fresche da mordicchiare, ripari per la pioggia e angoli terrosi dove nascondermi, soprattutto adesso che sta per arrivare la stagione fredda. In fondo sto bene, non mi manca niente. Però quell’umano proprio non mi piace. Non so come si chiami, non mi rivolge parola molto spesso. Si ricorda di me solo quando si avvicina minaccioso spostandomi di peso da ciò che rimane di quella succulenta aiuola fiorita. L’unica rimasta peraltro.
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Radici
15Gabriele BonazziOgni primavera l’umanità si raduna ai margini dei boschi per assistere all’Esodo: il giorno in cui gli alberi prendono il volo.
Leggi l’inizio e i commentiLa primavera inizia sempre con la fibrillazione e l’attesa. Giunti i giorni dell’Esodo, le giornate cominciano prima dell’alba, quando si preparano i cestelli del pranzo, si svegliano i bambini e si caricano di teli e giocattoli i ragazzi, che nonostante la scorza dell’adolescenza non vedono l’ora di partire. Qualche adulto, a malincuore, si dirige verso l’ufficio o la bottega, non avendo giustificazioni per unirsi agli altri; di solito si tratta di chi non è genitore, di chi ha figli ormai maledetti dall’età quanto lui, o di chi s’è ingenuamente aggrappato troppo al lavoro, dimenticandosi che il destino di ogni radice è essere infine divelta e rilocata.
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Baloo
20Roberto BecattiniSu un pianeta minuscolo e assurdo, una spedizione scientifica convive con un enorme pseudo-orso dall’aria pacifica.
Leggi l’inizio e i commentiAvete mai sperato che, nella pomposa solennità dell’Universo, esistesse un pianeta creato così, per puro spasso, da un bambino viziato?
Il pianeta su cui era atterrata la spedizione scientifica “Giacobbo 3”, finanziata dalla superfondazione Alberto Angela, sembrava proprio lo scherzo di un clown. Denominato dalla NASA come AZ-67, il pianeta presentava caratteristiche assai interessanti. A cominciare dalla gravità, che era la metà di quella terrestre, sebbene la circonferenza non superasse i 160 km. AZ-67 era bizzarro in molti aspetti: le bucce, i gusci e perfino le spine dei frutti erano commestibili, mentre la polpa non lo era.
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Tutto fa notizia
27Michele MoroDue giornalisti a caccia di scoop si scagliano su un tranquillo proctologo: una satira grottesca dell’informazione.
Leggi l’inizio e i commentiAlcuni incontri possono essere inutili, altri, invece, riescono a cambiare le sorti della tua vita in pochi secondi.
Pensiamo per un momento al dottor Menegatti. Laureato in medicina e chirurgia vent’anni fa, aveva preso una specializzazione in una branca il cui nome ricordava un’operazione al colon: Proctologia.
Nella sua carriera aveva collezionato emorroidi, ragadi anali, morbi intestinali, un ampio ventaglio di creme e supposte per il controllo della prostata, un matrimonio e due figli. Non c’era niente nella sua vita capace di suscitare interesse in chi lo incrociava per la prima volta.
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dicembre 2025 · 30 pagine
Speciale Natale
Cinque racconti e una poesia per le feste.
Tocca un titolo per leggere le prime righe del racconto.
Poesia di Natale
3Giacomo CristianiUn brindisi malinconico tra luci accese, sedie vuote e calici pieni.
Leggi l’inizio e i commentiPrendi quel vino
e brinda con me.
Ancora un bicchiere
in questo Natale
pieno di luci
e di malinconia.
Prendi quel vino
e alza quel calice.
Ti ho visto arrivare
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Tre Rose Rosse
4Nicolò BruniTra mura bianche, un uomo ripensa al pub di una vita e a Helena, l’amore conosciuto lì.
Leggi l’inizio e i commentiAvevano detto che avrei potuto rivedere le luci. Le avrei viste per la città, avrebbero cantato al mio passaggio e sarebbero state colorate e luminose. Sarebbe stata ancora con me. Stavo credendoci. Disperare è per tutti, ma a me piace crederci al punto da convincermene. Un po’ come quando sei alle prese con quella tenaglia ch’è l’attesa, e allora ti domandi quanto valga la pena essere ottimista, sapendo che non aspettandosi nulla non si rimane più di tanto delusi. E poi ti domandi il contrario e allora sulla bilancia pendono piatti appesantiti solo dal tempo.
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Tannembaum e l’esercito di Natale
8Elena AhmetiAl mercatino, un soldatino schiaccianoci che nessuno compra guida il suo piccolo esercito di invenduti.
Leggi l’inizio e i commentiVi è mai capitato di entrare in qualche negozio a Natale e vedere schiaccianoci di varie dimensioni? Sicuramente sì. Forse ad alcuni possono non piacere, ma io li trovo meravigliosi: sarà per il loro aspetto, così strano e buffo, o per i colori sgargianti delle loro uniformi, per le loro bocche squadrate o quei baffoni neri che li conferiscono un’aria autoritaria. Tannenbaum era uno di loro; non apparteneva a quei soldatini con l’uniforme colorata o ai suonatori di tamburo, ma aveva una spada di legno sul fianco sinistro. Era un soldatino-schiaccianoci del Nord: l’uniforme era candida, rifinita d’oro, con copricapo e barba bianchi e un piedistallo tutto dorato.
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Il Natale dei Caruso
15Silvia RoncucciNew York, sotto le feste: l’anziana Dolores Caruso entra nella sua banca e annuncia una rapina.
Leggi l’inizio e i commentiLa neve, ritirandosi, dice il vero sulla sua città, pensa Dolores. Fatta di lunghe strade grigie, di rumori incessanti che il biancore riesce a far dimenticare per pochi giorni. Sui grattacieli non ha la meglio, impossibile nasconderli. Ora però ha smesso di nevicare, è spuntato un sole malato e la gente si è riversata su Lexington Avenue, in coda per gli ultimi acquisti. Lei e suo marito di solito evitano le file perché lui le detesta.
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L’assalto
19Davide CoradeschiCarlotta si prepara all’ondata della settimana: scarpe comode, nervi saldi e nessuna intenzione di arrendersi.
Leggi l’inizio e i commentiCarlotta aveva appena finito di prepararsi quando posò lo sguardo sul riflesso del vetro della finestra. I capelli unti legati in una crocchia disordinata, il trucco praticamente assente, tutto della sua figura suggeriva quanto fosse esausta. Fissò sconsolata i leggings neri che le fasciavano le gambe. Per quanto brutti, almeno nascondevano le vene che cominciavano ad affiorare dalla pelle dei polpacci, testimoni chiave di quell’ultima parte di esistenza passata a correre senza sosta. Si era vestita sportiva, come al solito, in cerca della massima libertà di movimento. Per l’occasione aveva optato per le scarpe da ginnastica più vecchie e comode.
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La visita del signor Rosetti
22Samuele GianniIn una casa di riposo, un anziano aspetta il figlio che, come ogni Natale, dovrebbe venire a fargli gli auguri.
Leggi l’inizio e i commenti«Andiamo signor Rosetti, la aiuto a vestirsi».
Ogni giorno ha sempre il medesimo inizio, con l’infermiera che entra e saluta e scopre il primo acerbo pallore dell’alba, aprendo le imposte. Ogni giorno è un giorno di più sulle spalle e uno di meno davanti. L’infermiera (non è una vera infermiera, ma a lui piace chiamarla così e quel posto sa un po’ d’ospedale) lo lava e lo veste, sempre nel letto, e ogni tanto gli dice cosa fare: gli parla come si parla ai bambini, senza aspettarsi che intendano. Camminava ancora, quando è entrato lì dentro, e andava in bagno e si vestiva da solo. Poco a poco gli si è disseccata tutta la forza, e quasi non se n’è accorto.
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dicembre 2025 · 42 pagine
Numero 2
Cinque racconti: il numero che ha reso la Gazzetta accessibile a tutti.
Tocca un titolo per leggere le prime righe del racconto.
Amore e tosse
3Fabrizio SavegnagoAl bar, con il cane della compagna al guinzaglio, un ragazzo ritrova il vecchio che giurava di saper fermare il tempo.
Leggi l’inizio e i commentiStella è arrabbiata.
Non ho capito se ho fatto bene a tornare da lei. A chiederle scusa. Scusa di cosa, poi? Tutta colpa di quel vecchio al bar. Non ricordo il suo nome.
Ma in realtà lui non mi ha detto che le dovevo chiedere scusa. In realtà lui ha parlato solo di sé stesso e mi aveva raccontato che sapeva fermare il tempo. All’epoca mi sembrava una cosa assurda, ma quel giorno, non so, mi aveva preso di sorpresa.
Già, fermare il tempo.
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La gara
10Anna RaucciEleonora fin da bambina assaggia il proprio sangue, e a scuola tutti la chiamano vampiro. L’ora di educazione fisica è il suo incubo.
Leggi l’inizio e i commentiAveva sei anni la prima volta che aveva sentito il sapore del proprio sangue. Sua madre aveva lasciato sul tavolo la scatola con i fili da cucito e l’ago ed era andata a rispondere al telefono. Eleonora aveva aperto la scatola per esaminare l’ago. Era sottile e appuntito come immaginava dovessero essere i denti dei mostri che vivevano nell’armadio in camera sua. L’aveva sfiorato e ne aveva spinto la punta contro l’indice, pungendosi. Le erano venute le lacrime agli occhi, ma non aveva gridato. Non voleva essere rimproverata. Si era portata il polpastrello alle labbra. Il sapore era lo stesso di quando toccava la maniglia della porta di casa e si metteva le dita in bocca.
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Prenota per tre
16Francesco LocantoreUna domenica, un figlio prova a portare fuori casa il padre, vecchio partigiano che da anni non lascia la sua poltrona.
Leggi l’inizio e i commenti«In quanti ne sono morti?»
«Sarebbe come tentare di contare i granelli di sabbia che dividono il porto di Genova da quello di Trapani, Michele. Sarebbe impossibile riuscire a quantificare. Se ti mettessi a contare sin da ora non basterebbero i giorni della tua vita intera.» il vecchio si accarezzò i lunghi baffi, distolse lo sguardo dal figlio e cominciò a fissare un punto indefinito della sala da pranzo con occhi scuri.
«E tu perché sei vivo?»
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Progetti divini
20Leyla PoloNel gelido regno di Kihearn, Livia e sua madre si affidano a un rito antico e a una sola parola: «Funzionerà».
Leggi l’inizio e i commentiLivia alzò gli occhi in preda al panico. «Madre» sussurrò.
Sarebbe stato meglio se sua madre non l’avesse sentita affatto. Se nel canto sommesso dei sacerdoti, nella piccola cripta sotterranea ai piedi della chiesa, il suono della sua voce si fosse disperso rimbalzando da muro a muro fino a sbiadire completamente.
Ma sua madre incrociò il suo sguardo, il suo corpo fragile immobile di fronte all’altare in pietra, e le sorrise con l’affetto che non le aveva mai dimostrato in tutti i suoi 18 anni di vita. Sembrava dire: “Funzionerà.” Questo era ciò che sua madre diceva sempre, non era così? Funzionerà. Anche quando gli eventi prendevano la piega peggiore possibile.
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Una goccia di rugiada
33Emanuele PratiIn Irlanda, Maia guarda ogni mattina la rugiada sui prati e ci trova la forza di andare avanti.
Leggi l’inizio e i commentiVedo la rugiada ogni mattina.
Mi sbircia mentre mi dirigo verso la facciata austera della St. Kieran School con la mano in quella della mamma. Brilla sotto i primi raggi del sole nell’aria fresca e frizzante, come un piccolo mare di stelle, e io mi sento serena. Non c’è mattina, qui in Irlanda, in cui la rugiada non ammanti i campi: si sveglia durante la notte fredda e saluta l’alba, per poi addormentarsi sotto lo sguardo del sole bruciante. E il giorno successivo ritorna, sempre tranquilla, sempre la stessa, a sbirciarmi con i suoi occhi di luce.
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aprile 2025 · 57 pagine
Numero 1
Otto racconti e le “Pillole di Arte & di Lingua Italiana”.
Tocca un titolo per leggere le prime righe del racconto.
L’orbo
4Fabrizio SavegnagoIn un bar, uno sconosciuto giura di saper fermare il tempo. Vale la pena ascoltarlo?
Leggi l’inizio e i commenti«Dicono che nella terra dei ciechi chi ha un occhio solo può ritenersi un re»
«Come scusi?»
Barba incolta, maglietta con macchie d’unto di un colore che ha visto troppo sole per essere considerato ancora blu, punta delle dita ingiallite dalle sigarette e sguardo vacuo; l’uomo seduto al tavolino accanto al mio dev’essere uno dei matti del bar, come “Il Sindaco”, o “Valium”, ma lui non l’ho mai visto prima d’ora. Non è uno di quelli di cui si raccontano storie qua dentro, tramandate di bocca in bocca; storie tra l’impossibile e il plausibile, storie tra il goliardico e il poetico.
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L’ultimo continente. L’identità di Preston
9Alberto MuzziUna rompighiaccio inseguita in mare e un segreto che riguarda l’ultimo continente.
Leggi l’inizio e i commenti[Canale di Drake, 22 gennaio 2020]
L’Isola di Re Giorgio, la più grande isola dell’arcipelago delle Shetland Meridionali, a nord della Penisola Antartica, iniziava ad essere ben visibile all’orizzonte. Dal ponte di prua della rompighiaccio statunitense Polar Star, Adam scrutava la distesa blu di fronte a sé. Lo sciabordio dell’acqua lo aveva trasportato in un altro mondo. Era come ipnotizzato da quel canto cadenzato. L’aria fredda gli sferzava il viso pulito da giovane cadetto e uno sbuffo di fumo fuoriusciva dalla sua bocca ad ogni fiato. Il sole splendeva alto, dipinto su un cielo terso color pastello.
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Binario zero
17Gabriele BonazziUn uomo aspetta un treno che non può arrivare, e un intero quartiere impara ad aspettare con lui.
Leggi l’inizio e i commentiTra il cemento umido e i rampicanti incolti della periferia stava in attesa un uomo distinto. Di tali logoranti attese non è, agli occhi degli altri, mai manifesto l’oggetto; i più sono soliti farsi cogliere dall’imbarazzo, a mostrarsi fermi su un palco – sia un marciapiede, l’angolo che fa da preludio a un vicolo o la soglia di un’abitazione – senza alcuna giustificazione da presentare agli sguardi indiscreti dei simili. Gli verrebbe da gridare al vento la motivazione della loro attesa per sembrare meno folli, non glielo impedissero le norme sociali. Per l’uomo distinto non era così.
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Tiro alla fune
22Gaia RoncarelliUn viaggio in auto tra madre e figlia, e tutto quello che non si sono mai dette.
Leggi l’inizio e i commentiUna chiazza gialla in campo grigio, come un sole incoerente su un cielo autunnale. La macchia si muove in una scia di riflessi: l’origine è un polso argentato di donna che s’illude di scacciare l’afa di agosto. Il suo corpo affiora da un abito zafferano, scarica il peso e l’attesa in un paio di sandali sul marciapiede rovente. D’un tratto, la donna emette un grido nella mia direzione, oltre il parabrezza.
Quel grido è il mio nome e la macchia gialla è mia madre.
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C’eravamo tanto amati
34Riccardo ValoriAbruzzo, 1937: un ragazzo, il fratello che ammira e un segreto di famiglia dentro la grande Storia.
Leggi l’inizio e i commentiRicordo benissimo com’è che iniziò la guerra, o, almeno, ricordo benissimo com’è che iniziò per me.
1937
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7960316
44Matteo RossiUn numero su un braccialetto d’ospedale e una conversazione sincera con la migliore amica.
Leggi l’inizio e i commentiPassai quei due giorni a memorizzare quel numero e a distanza di due anni me lo ricordo ancora. 7960316 era il numero sul mio braccialetto del pronto soccorso, che ora sarà sbiadito su qualche mensola in camera mia. Non ricordo molto di come ci sono arrivato, ricordo solo che chiusi gli occhi, disteso sull’asfalto, e li riaprii quando i membri dell’equipaggio dell’ambulanza mi stimolarono. Mi tennero sveglio per tutto il viaggio, per essere sicuri che non perdessi coscienza, ma la mia mente era su un altro mezzo, con un’altra direzione. Passarono 66 ore tra il mio arrivo in ospedale e il mio ritorno a casa.
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I fagiolini di Piccola Mia
50Irene CinnirellaUna nonna, una bambina e una ciotola di fagiolini: una lezione di stagioni e di tenerezza.
Leggi l’inizio e i commenti«Guarda, devi fare così», prese una manciata di fagiolini dalla ciotola e se li mise davanti. «Ne prendi uno per volta e… zac! Vedi? Devi togliere le estremità, piccola mia». Piccola Mia guardava sua nonna con molta attenzione: come afferrava una ciotola, come la riempiva di fagiolini e anche la delicatezza con cui li prendeva e puliva.
Era il suo momento preferito della settimana: sua nonna, tornata dal supermercato, circondata da tutta quella verdura e frutta colorata, le diceva quale piatto potevano cucinare insieme.
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Plop!
53Stefano RossiUn monologo senza filtri, ironico e disperato, che non lascia respirare.
Leggi l’inizio e i commentiIl fatto è che avevo un grande futuro nel mio passato & spesso (se devo essere onesto con voialtri) questa certezza la trovo ancora una realtà soffocante, debilitante, logorante, snervante. Insomma, un botto di brutte ante.
Una volta ero giovane & bello & pieno di talento & sapevo battermi & volare & esultare con spontanea sicurezza & disinvolta abilità & scrivere con animo fermo & sobrio & senza fare tanti rigiri o scopiazzare a destra & a manca come sto facendo adesso. Adesso. Già. Adesso l’unica certezza che ho si chiama passato (avete presente?) oltre a quella che non c’è nulla di ovvio tranne che il fuoco brucia & che sono sicuro d’essere un insicuro, o almeno così credo.
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dicembre 2024 · 38 pagine
Numero 0
Il numero d’esordio: cinque storie ambientate durante le feste.
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Gli alberi di casa Marli
2Irene CinnirellaÈ il 17 dicembre e in casa Marli nessuno ha ancora fatto l’albero: un piccolo guaio familiare sotto la neve.
Leggi l’inizio e i commentiEra un guaio.
La fine dell’anno stava arrivando e i Marli avevano molto a cui pensare: papà Giacomo e mamma Giusy cercavano di organizzare il lavoro per alternarsi con la piccola Lisa, Luca passava le giornate aspettando le vacanze e un messaggio di Anna, la sua compagna di classe, infine Laura, la maggiore, dopo aver accompagnato un’amica fuori città per degli open day all’università, non era riuscita a tornare a casa per via della neve.
La piccola Lisa era la sola Marli senza pensieri, camminava con passetti svelti esplorando ogni stanza e sventolando il suo trenino, ignara della tempesta che si stava per abbattere dentro casa.
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Voce del verbo volare
10Cristi MarcìUna ragazza adottata nel Natale del ’96 fa i conti con un passato che nessuno ha saputo ascoltare.
Leggi l’inizio e i commentiQuando ho lasciato l’orfanotrofio nel Natale del novantasei per essere adottata, delle strane creature hanno iniziato a prendere vita nella mia testa. Come dei criceti rinchiusi in una gabbia, senza alcuna via di uscita se non una stupida ruota dove affannarsi all’impazzata. Provavo compassione per le psicologhe e le assistenti sociali le volte che, visitandomi, tentavano di cavarmi fuori un passato che ancora oggi mi tiene in bilico fra il desiderio di vivere e quello di sparire per sempre.
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Il primo Natale
16Victor PaulUn pittore solitario e una cagnolina trovata sotto la neve, alla vigilia delle feste.
Leggi l’inizio e i commentiLa povera bestiola che girovagava per le strade della città, in cerca di riparo dal freddo e affamata, tremava sotto la neve che, incessante, imbiancava il quartiere. Nessuno pareva accorgersi di lei, piccola, malnutrita, con qualche chiazza marrone in mezzo alla corta peluria bianca e con una macchia sul muso quasi a toccare il naso. E allora si trascinava, ondeggiando per la stanchezza e starnutendo di tanto in tanto, infreddolita, finché, sconsolata, si rifugiò fra due sacchi di plastica nera vicino ad alcuni cassonetti della spazzatura. E si addormentò. Qualche isolato più avanti, Joel usciva dal fornaio.
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La Maison Rose
24Atena ForconiIn Provenza, un collezionista d’arte invita cinque ospiti di talento per un Natale da ricordare.
Leggi l’inizio e i commentiEra la settimana di Natale e le ombre della notte calavano abitudinarie sulla Maison Rose, in un piccolo paese sperduto della Provenza.
Quel giorno il freddo aveva pervaso l’ambiente con un tocco più violento del solito e le creature del bosco si erano affrettate a ripararsi nei nascondigli più reconditi. Il terrazzo più alto della Maison Rose era illuminato da una luce calda e fioca e se si guardava con attenzione si poteva scorgere una figura alta e imponente che camminava su e giù per la stanza con passo agitato.
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Interno Luce
33Tonia TornbergUna voce che aspetta da molti inverni ricorda le stagioni, le feste e la Signora che accendeva le candele.
Leggi l’inizio e i commentiAspetto da molti inverni. Aspetto e non succede nulla.
Un lunghissimo tempo è trascorso. Non ricordo bene gli eventi e i maltrattamenti, o forse ricordo troppo e divento vecchia. Da molte stagioni sono sola. Non che mi spettasse una sorte diversa, ma questo vuoto assomiglia alla morte, e tuttavia vivo. Mi hanno messa qui tanto tempo fa. Allora era diverso. Molte attività si svolgevano nei campi attorno. C’erano buoi e arnesi da campagna, parecchi uomini venivano dalla Signora a portare le insalate e le patate, e da marzo in poi i rumori erano sempre presenti – a volte secchi, altre simili a campane. C’erano anche le feste.
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